Son diroccate le porte dell’arte quando una selva di servi infedele si prostituisce sotto le sue arcate. L’arte risponde, ma ai poeti vati, mentre nasconde ai frati del piacere i suoi inviti e tratti delicati: scansando i molti, non siede ai tavoli. Madre, sacrifichi i parti ai demoni? Padre, darai conto degli adulteri? Disperazione silente negli antri fra le persone, mentre ci dondolano giostre d’adulti, rischiose scommesse; sui volti sordi i tonfi di non detti, ed oppio a fiumi dentro a culle spente e le sorelle del male solidali; psicogoverni e masse di Africani inermi e scalzi, calzati dai falsi, son chini ed arsi sui campi d’Italiani. Padre, darai lo stipendio ai negri? Madre, chi concupirai fra tenebre? Sono riaperte le porte dell’ade quando dei serpi la massa infedele si costituisce sotto le sue trame ed obbedisce dentro al suo reame.