Il mistico è fuor di sé mentre gli gelano i piedi, se ne sta seduto lassù fra gli spunzoni e le pietre. Ma a noi che ce ne viene se lui soffre un po’ di più? Se tollera le pene e non le toglie a noi di giù.
Il medico non si trattiene quando il male vien da lui. Impreca come tutti e geme, preferirebbe non saper tutte quelle cose apprese dentro i libri, son dentro lui. Gli fanno male sottopelle. Non è paziente come pretende.
Il fisico non si sottrae alla comune gravità, pensa alla marea universale eppur resta attaccato alla sua sedia e mentre si finge la nascita e la morte delle cose una mela rotola in terra, mentre gli caga sulla testa un piccione. Lui si schermisce e si domanda quali ragioni muovan le cose e non s’accorge che comanda una ragione che ragioni non conosce.
Il giudice non si commuove quando decide i casi altrui. Se però un tafano lo assale vorrà portarlo in tribunale! E’ lui l’archetipo d’ingiustizia quando condanna il suo vicino. Quanto col prossimo è severo il proprio intimo rimbrotta a cuor leggero. E quell’amore per le leggi e quell’amore che hai per l’imparzialità, perché lo copri e ti proteggi, se poi sull’autobus sei tu che più scoreggi?